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Candelora 2002, ovvero: il primo Femminiello pride

Ansa: AVELLINO, 2 FEB 2002- ”State profanando il tempio di Dio e le vostre preghiere non sono gradite”: così l’abate di Montevergine, monsignor Tarcisio Nazzaro, si è rivolto dall’altare a un folto gruppo di travestiti napoletani, i cosiddetti ”femminielli”, che affollavano il santuario per la tradizionale festa della Candelora, in cui la Chiesa ricorda la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione della Beata Vergine Maria.
La ricorrenza è molto sentita a Montevergine, dove la partecipazione dei ”femminielli” – particolarmente devoti alla Madonna – è un elemento caratteristico della festa del 2 febbraio, e da sempre è stata tollerata ed accettata dai padri Virginiani, che reggono il millenario santuario fondato da San Guglielmo.
Monsignor Nazzaro, che da cinque anni guida la diocesi più antica dell’Irpinia, ha invece pronunciato oggi parole durissime nei confronti dei gruppi di gay, provenienti soprattutto da Napoli, saliti anche quest’anno a Montevergine per la festa che essi considerano, insieme, della purificazione e della iniziazione: vestiti con abiti femminili e vistosamente truccati, prima della messa in santuario sono stati protagonisti di tammurriate, tarantelle e antichi canti dedicati alla Madonna Nera, chiamata ”mamma Schiavona” dal culto popolare.
”Le vostre – ha detto monsignor Nazzaro interrompendo la messa che stava celebrando – non sono preghiere ma soltanto chiasso che la Madonna non gradisce e non può accogliere. Siete come i mercanti che affollavano il tempio fino a quando Gesù non li scacciò”. In precedenza, durante la processione che ha preceduto il rito in chiesa, un frate verginiano ha impugnato un megafono gridando più volte ”vergogna” all’indirizzo dei ‘femminielli’ che danzavano e cantavano.
Da parte di questi ultimi non ci sono state reazioni alla presa di posizione dell’abate, anche se alcuni dei sacerdoti più giovani presenti a Montevergine hanno commentato con qualche perplessità la presa di posizione del vescovo che avrebbe ”interrotto” la secolare tradizione del santuario ”improntata alla tolleranza e all’accoglienza proprio nel giorno della festa che dovrebbe celebrare l’incontro tra Dio e gli uomini e la disponibilità del Signore nei confronti di ogni essere umano”. Ai suoi più stretti collaboratori, dopo, l’abate avrebbe precisato di non voler offendere la dignità di questi ”particolari” devoti della Vergine, ma di essere intervenuto per censurare il modo – a suo giudizio troppo chiassoso ed esibizionistico – con cui si stavano comportando, dentro e fuori della basilica.
Padre Tarcisio Nazzaro è noto alle cronache anche per il braccio di ferro ingaggiato con don Vitaliano Della Sala, il parroco ”zapatista” di Sant’Angelo a Scala (Avellino) che dipende dalla diocesi di Montevergine. Sul sacerdote pende la minaccia della sospensione a divinis dopo essere stato ammonito ufficialmente per due volte a causa delle sue prese di posizione a favore del movimento no-global. L’abate ha ordinato a don Vitaliano di non rilasciare interviste e di non allontanarsi dal territorio della diocesi senza il suo permesso.

Montevergine, fuori programma del vescovo Nazzaro: “Uscite, profanate la casa di Dio”
L’abate caccia i “femminielli”.
da “La Repubblica-Campania” del 3 febbraio 2002 di Eleonora Bertolotto
Sarà che gli hanno fatto male le voci, sempre più insistenti, che danno ormai per certa la soppressione della sua diocesi, sarà che le “dimissioni” improvvise di cinque novizi lo hanno particolarmente irritato, ma ieri l’abate di Montevergine, Tarcisio Nazzaro, se n’è uscito con un fuori programma recitato durante la messa contro i “femminielli” che affollavano la chiesa, come ogni anno, in occasione della Candelora. “State profanando il tempio di Dio, e le vostre preghiere non sono gradite”, è sbottato dall’altare, involontariamente distribuendo in eguale misura indignazione fra quanti tra i presenti erano oggetto della rampogna e costernazione fra quanti vi assistevano senza capire l’improvviso giro di vite.
La presenza dei “femminielli” a Montevergine per la festa del 2 febbraio è quasi una tradizione: cantano, ballano, pregano, in una mescolanza di devozione e colore che è sempre stata tollerata dai padri Virginiani cui è affidata la cura del santuario fondato da San Guglielmo. L’ha tollerata sempre anche monsignor Nazzaro, sessantasettenne, che è abate e vescovo della più piccola diocesi d’Italia (e la più antica dell’Irpinia) da ben cinque anni. Ma ieri è accaduto ciò che nessuno, né “femminielli” né fedeli, si aspettava.
Come sempre, la processione della Candelora è uscita dalla cripta del santuario attraversando la piazza per raggiungere la chiesa. In testa il vescovo, in coda i fedeli, si è imbattuta in un vistoso gruppo di travestiti che stavano ballando tammurriate e tarantelle dedicate alla Madonna (“mamma Schiavona”) in attesa di entrare per assistere alla messa. A uno dei padri verginiani dev’essere saltata la mosca al naso. Così ha afferrato un megafono e ha cominciato a gridare: “Vergogna, vergogna”. E in chiesa il vescovo ha ritenuto di esplicitare la rampogna. Ai “femminielli” venuti per assistere alla messa ha detto dall’altare: “Le vostre non sono preghiere ma chiassate che la Madonna non gradisce e dunque non può accogliere. E voi siete come i mercanti che affollavano il tempio fino a quando Gesù non li scacciò”.
Un brusio di indignazione ha percorso la piccola folla dei malcapitati, un silenzio di sconcerto la grande folla dei fedeli. La messa è proseguita senza altri problemi e monsignor Nazzaro, forse rendendosi conto di aver rotto una tradizione di tolleranza, ha confidato in sacrestia ai collaboratori: “Non ho niente contro nessuno e non ho voluto offendere nessuno, tanto meno questi particolari devoti. Ma quel che troppo è troppo, ci vuole un po’ di rispetto per un luogo sacro, e la dignità del santuario va preservata”.
D’altra parte, qualche ragione di nervosismo va riconosciuta anche al buon abate che da alcuni anni ha la gestione di un caso spinoso come quello del prete noglobal più disobbediente d’Italia, don Vitaliano della Sala, parroco di Sant’Angelo a Scala, che tutti ormai conoscono come caso unico (o unico caso dichiarato) di sacerdote italiano “zapatista”, più volte ammonito ed oggi ridotto al silenzio, pena la sospensione a divinis.
Ma don Vitaliano non è l’unica spina nel fianco del vescovo Nazzaro. Altre disavventure gli sono toccate negli ultimi mesi, e tra queste l’abbandono del santuario da parte di cinque novizi, avvenuto per svariati motivi: ragioni caratteriali in qualche caso e (si dice) ragioni sentimentali in qualche altro, se è vero che una di queste “fughe” è stata accompagnata dalla scomparsa di una giovane suora straniera che viveva al convento. Infine le voci sempre più insistenti di soppressione della diocesi, ufficialmente motivata dalla sua esiguità e dalla necessità di accorpamento che si impone anche alla Chiesa (i sacerdoti che oggi dipendono da Montevergine convergerebbero dopo Pasqua su Avellino), ma probabilmente vissute con qualche disagio, specie in considerazione dell’antichità della diocesi, stretta attorno a una chiesa millenaria, sede di una Madonna guardata con devozione da tutta la Campania.

L’anatema dell’Abate contro i “femmenielli”. da “Il Mattino” del 3 febraio 2002 di Ermanna Guacci
L’Abate scaccia i “femmenielli” dal Santuario di Montevergine e la ricorrenza della Candelora diventa occasione di scontro tra il cattolicesimo e la tradizione popolare. Dall’altare, Don Tarcisio Nazzaro, ha accusato i travestiti di profanare l’abazia. “Voi offendete Mamma Schiavona – ha tuonato ieri nel corso della funzione – tornate da dove siete venuti. Questo è un rito religioso e non pagano”. Un monito che ha scoraggiato l’ingresso in chiesa di numerosi pellegrini provenienti da tutta la Campania. L’abate caccia i femminielli dal Santuario e la ricorrenza della Candelora diventa occasione di scontro tra il Cattolicesimo e la tradizione popolare. Dall’altare, interrompendo l’omelia, Don Tarcisio Nazzaro, ha accusato i travestiti di profanare l’abazia. “Voi offendete Mamma Schiavona – ha tuonato – tornate da dove siete venuti. Questo è un rito religioso e non pagano”. Un monito che ha scoraggiato l’ingresso in chiesa di numerosi pellegrini provenienti da tutta la Campania, ma non ha impedito che all’esterno si desse libero sfogo al “folklore” che caratterizza da migliaia di anni la “Festa della Luce”. Ad animare le “tammurriate” sono arrivati sul Partenio gruppi danzanti di varia “napoletanità”. Giugliano, Marano, Pomigliano D’Arco e Scafati: le varie provenienze dei danzatori a cui si sono mescolati zingari e devoti della Madonna Nera. In giro anche molti giovani dei centri sociali. In uno dei gruppetti che assistono allo spettacolo scopriamo Gianni Rollin, fotografo e antropologo napoletano, che da cinquant’anni partecipa alla Candelora. “Il razzismo e le persecuzioni – commenta in merito all’accaduto – finiranno per scoraggiare anche i “femmenielli” più devoti. La chiesa condanna l’omossessualità, non a caso, anche durante la celebrazione della “Festa della luce” è vietato entrare in abazia con la candela accesa, tanto è forte il simbolismo dei ceri. C’è un cartello che lo impone a chiare lettere”.
La presenza a Montevergine di Rollin, autore di numerose opere dedicate alle antiche tradizioni popolari, è l’occasione per riscoprire le origini di un rito nato settemila anni fa nel mondo contadino e pagano, che la chiesa ha poi fatto proprio. “La celebrazione è legata al cambiamento delle stagioni e in particolare alla fecondità, si compivano danze propiziatorie per scacciare l’inverno e accogliere l’arrivo della bella stagione e dei suoi frutti”. Il 2 febbraio è una data molto importante del calendario agrario e quindi molto più antica della festività religiosa ora celebrata dalla chiesa. Lo fa notare Vittoria Troisi, coordinatrice del Centro di documentazione etnografica irpino, che interviene sull’accaduto al santuario della Madonna Nera. “L’oscurantismo e l’integralismo vanno contro lo spirito con cui si sta muovendo in questo tempo la stessa chiesa di Roma. Solo pochi giorni fa ad Assisi il papa ha pregato con i rappresentanti delle maggiori religioni del mondo”.

MONTEVERGINE. Rito della Candelora. Anatema dell’Abate contro i femmenielli troppo chiassosi. da “Il Mattibno” del 3 febbraio 2002 di Gianni Cianciulli
Vade retro, femmenielli. L’abate di Montevergine, don Tarcisio Nazzaro, si scaglia contro il popolo variopinto ed esibizionista radunato davanti al santuario di Mamma Schiavona. Troppo chiasso, i rumori disturbano la celebrazione. Suoni e balli all’ombra della Madonna Nera. Nacchere e tamburelli. Colori e travestimenti. Si celebra la Candelora, ancestrale rito della fecondità. Tra le navate austere la Santa Messa, fuori la musica e i ritmi d’una danza propiziatoria per scacciare l’inverno. Il simbolismo della “Festa della luce” viene rispettato ogni anno da centinaia di travestiti che arrivano da Napoli e dall’hinterland a bordo di pullman organizzati. La nebbia fitta e il freddo pungente non scoraggiano i devoti pellegrini. Giungono di buon mattino da Marano, Giugliano, Scafati, Nocera. Sacro e profano, folklore e candele accese per propiziare il cambio di stagione e la purificazione dai peccati. Abiti appariscenti e sgargianti travestimenti. I “femmenielli” creano atmosfera tra le brume del santuario di Montevergine. Troppa atmosfera, ieri, secondo l’Abate. Tanto da scagliare il suo “anatema” contro quel popolo chiassoso riunito sulla piazza che circonda l’abbazia. “State profanando il tempio di Dio e le vostre preghiere non sono gradite”, ha detto l’Abate. In precedenza, durante la processione, un frate virginiano con un megafono ha gridato più volte “vergogna”, all’indirizzo dei femmenielli che danzavano e cantavano. Parole di fuoco per allontanare la pittoresca comitiva. Tra i partecipanti al rito della Candelora c’è anche Gianni Rollin, antropologo e fotografo napoletano. Da decenni sale a Montevergine. “La Chiesa condanna l’omosessualità. Non a caso, anche durante la celebrazione della “Festa della luce” – afferma lo studioso – è vietato entrare in chiesa con la candela accesa. Il rito dei ceri, pagano e contadino, risale ad almeno settemila anni fa”.

E il sacerdote scacciò i “femminielli” “Le vostre preghiere non sono gradite”. da la “Gazzetta del Sud” del 3 febbraio 2002
AVELLINO – “State profanando il tempio di Dio e le vostre preghiere non sono gradite”: così l’abate di Montevergine, monsignor Tarcisio Nazzaro, si è rivolto dall’altare a un folto gruppo di travestiti napoletani, i cosiddetti “femminielli”, che affollavano il santuario per la tradizionale festa della Candelora, in cui la Chiesa ricorda la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione della Beata Vergine Maria. La ricorrenza è molto sentita a Montevergine, dove la partecipazione dei “femminielli” – particolarmente devoti alla Madonna – è un elemento caratteristico della festa del 2 febbraio, e da sempre è stata tollerata ed accettata dai padri virginiani, che reggono il millenario santuario fondato da San Guglielmo. Monsignor Nazzaro, che da cinque anni guida la diocesi più antica dell’Irpinia, ha invece pronunciato parole durissime nei confronti dei gruppi di gay, provenienti soprattutto da Napoli e saliti anche quest’anno a Montevergine per la festa. “Le vostre – ha detto monsignor Nazzaro interrompendo la messa che stava celebrando – non sono preghiere ma soltanto chiasso che la Madonna non gradisce e non può accogliere. Siete come i mercanti che affollavano il tempio fino a quando Gesù non li scacciò”. Da parte di questi ultimi non ci sono state reazioni alla presa di posizione dell’abate, anche se alcuni dei sacerdoti più giovani presenti a Montevergine hanno commentato con qualche perplessità la presa di posizione del vescovo.

Rotta la tradizione, i gay fuori dalla Chiesa L’abate di Montevergine scaccia i femminielli napoletani, accorsi al santuario come ogni anno per la festa della Candelora: “Le vostre preghiere non sono gradite”. da “Il Nuovo” del 3 febbraio 2002
AVELLINO – ”State profanando il tempio di Dio e le vostre preghiere non sono gradite”: così l’abate di Montevergine, monsignor Tarcisio Nazzaro, si è rivolto dall’altare a un folto gruppo di travestiti napoletani, i cosiddetti ”femminielli”, che affollavano il santuario per la tradizionale festa della Candelora, in cui la Chiesa ricorda la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione della Beata Vergine Maria. La ricorrenza è molto sentita a Montevergine, dove la partecipazione dei ”femminielli” – particolarmente devoti alla Madonna – è un elemento caratteristico della festa del 2 febbraio, e da sempre è stata tollerata e accettata dai padri Virginiani, che reggono il millenario santuario fondato da San Guglielmo.
Monsignor Nazzaro, che da cinque anni guida la diocesi più antica dell’Irpinia, ha invece pronunciato parole durissime nei confronti dei gruppi di gay, provenienti soprattutto da Napoli, saliti anche quest’anno a Montevergine per la festa che essi considerano, insieme, della purificazione e della iniziazione: vestiti con abiti femminili e vistosamente truccati, prima della messa in santuario sono stati protagonisti di tammurriate, tarantelle e antichi canti dedicati alla Madonna Nera, chiamata ”mamma Schiavona” dal culto popolare.
”Le vostre – ha detto monsignor Nazzaro interrompendo la messa che stava celebrando – non sono preghiere ma soltanto chiasso che la Madonna non gradisce e non può accogliere. Siete come i mercanti che affollavano il tempio fino a quando Gesù non li scacciò”. In precedenza, durante la processione che ha preceduto il rito in chiesa, un frate virginiano ha impugnato un megafono gridando più volte ”vergogna” all’indirizzo dei ‘femminielli’ che danzavano e cantavano.
Da parte di questi ultimi non ci sono state reazioni alla presa di posizione dell’abate, anche se alcuni dei sacerdoti più giovani presenti a Montevergine hanno commentato con qualche perplessità la presa di posizione del vescovo che avrebbe ”interrotto” la secolare tradizione del santuario ”improntata alla tolleranza e all’accoglienza proprio nel giorno della festa che dovrebbe celebrare l’incontro tra Dio e gli uomini e la disponibilità del Signore nei confronti di ogni essere umano”.
Ai suoi più stretti collaboratori, dopo, l’abate avrebbe precisato di non voler offendere la dignità di questi ”particolari” devoti della Vergine, ma di essere intervenuto per censurare il modo – a suo giudizio troppo chiassoso ed esibizionistico – con cui si stavano comportando, dentro e fuori della basilica.
Padre Tarcisio Nazzaro è noto alle cronache anche per il braccio di ferro ingaggiato con don Vitaliano Della Sala, il parrocco ”zapatista” di Sant’Angelo a Scala (Avellino) che dipende dalla diocesi di Montevergine. Sul sacerdote pende la minaccia della sospensione a divinis dopo essere stato ammonito ufficialmente per due volte a causa delle sue prese di posizione a favore del movimento no-global. L’abate ha ordinato a don Vitaliano di non rilasciare interviste e di non allontanarsi dal
territorio della diocesi senza il suo permesso.

da www.vladimirluxuria.it

Il racconto / Il 2 febbraio erano stati cacciati da Montevergine, nell’avellinese. Luxuria dall’abate. LA RIVINCIRA DEI FEMMENIELLI, BALLI E CANTI AL SANTUARIO
Corriere della sera 10 novembre 2002

AVELLINO – “Simmo femmenielli e va bbuono. ‘O necessario è ca simmo figli d’a Schiavona’”. Due tammorre accompagnano Marcello Colasurdo, voce storica della canzone di protesta napoletana, sul sagrato del Santuario di Montevergine, arroccato in cima alla montagna che sovrasta Avellino. La Schiavona, anzi, Mamma Schiavona, è la Madonna nera la cui immagine campeggia dall’altare all’interno della chiesa. I fedeli la chiamano così perché quel manto nero fa pensare al colore della pelle degli schiavi e la chiamano così pure i femmenielli che ogni anno, nel giorno della Candelora, vanno in processione al Santuario. Il 2 febbraio scorso, pero, l’abate Tarcisio Nazzaro li ha cacciati, accusandoli di profanare il tempio e una settimana dopo loro sono tornati, si sono dati appuntamento qui e ora cantano, ballano e pregano.
C’è Vladimir Luxuria con loro, il trans che fu tra gli organizzatori del gay pride e che qui è accompagnato da alcuni esponenti del circolo omosessuali romano “Mario Mieli”. E ci sono i ragazzi del centro sociale Malepasso di Avellino, che in pochi giorni hanno organizzato questa manifestazione. L’hanno chiamata femmeniello pride e vuole essere una sorta di rivincita contro l’abate, ma anche un modo per dire che “davanti alla Madonna non esistono discriminazioni sessuali~, come prova a spiegare Colasurdo quando un funzionario di polizia e un sacerdote gli impediscono di entrare in chiesa.
Ma non è un giorno di tensioni, quelli che sono saliti fin quassù non lo hanno fatto per dare una prova di forza. Luxuria è vestita di nero perché “il 2 febbraio qui è morta la carità cristiana”, ma poi chiede di essere ricevuta da monsignor Nazzaro e resta a colloquio con lui per oltre mezzora. Prima di salire dall’abate, Luxuria entra in chiesa e a lei nessuno prova a impedirlo. Indugia un po’ troppo davanti ai ceri votivi a beneficio dei fotografi, ma poi si inginocchia di fronte all’altare e resta per qualche minuto in preghiera. “E’ vero -spiegherà poi – non sono una gran credente, ma non sono nemmeno qui per fare passerella. Ho voluto pregare, a modo mio. Ho pregato la Madonna affinché l’orientamento sessuale di ognuno non sia più materia di discriminaZione”. Un concetto ripetuto poi a monsignor Nazzaro, accompagnato anche dall’offerta di una mediazione affinché dal prossimo anno la processione dei gay non sia accompagnata da quelle frasi e quei gesti troppo coloriti che, secondo l’abate, sono stati all’origine della sua decisione di 8 giorni fa. “Mi ha risposto che non ne vuol sapere. Anzi, ha aggiunto che la prossima volta chiamerà i carabinieri – ha raccontato il trans al termine del colloquio -. Che devo dire? Prendo atto della sua inflessibilità, ma forse sarebbe il caso che facesse affiggere dei manifesti in cui si dice chiaramente che i gay non sono graditi nel santuario di Montevergine”.
Sicuramente gli stessi ostacoli non ci sono pochi chilometri più giù, a Sant’Angelo a Scala, il paese di don Vitaliano della Sala. Che ieri pomeriggio ha aperto a Colasurdo, Luxuria e a tutti gli altri le porte della sua parrocchia: e così la preghiera dei femmenielli, con le tammcrre e tutto il resto, é arrivata fin davanti all’altare.

I “femminielli” si scatenano nel santuario di Montevergine
Roma 10 novembre 2002

NAPOLI. Alla fine i “femminielli” hanno avuto partita vinta. Quello che non gli era riuscito durante la festa della Candelora gli è riuscito ieri con una manifestazione nel santuario di Montevergine ad Avellino. Una trentina di loro ha protestato contro quanto detto durante la festa della Candelora, lo scorso 2 febbraio, dall’abate Tarciso Nazzaro nei confronti dei “diversi”. Vladimir Luxuria, organizzatore dei Gay Pride di Roma, a capo dei “dimostranti”, ha chiesto e ottenuto di incontrare l’abate. Poche parole ma dure: “L’atteggiamento di alcuni rappresentanti della Chiesa nei nostri riguardi -ha detto Luxuria- è chiuso, ottuso. In realtà quello della settimana scorsa è stato un atto di sola discriminazione nei nostri confronti. Noi siamo come gli angeli raffigurati negli affreschi, senza barba e con i capelli lunghi”. Com’è noto, in occasione della Candelora i “fermminielli” sono soliti recarsi in pellegrinaggio nel più famoso santuario della Campania, ma il 2 febbraio scorso le autorità religiose avevano espresso l’opinione di non gradire la manifestazione e c’erano state forti polemiche che avevano portato all’organizzazione di una manifestazione di protesta. Monsignor Nazzaro aveva già fatto sapere che non c’era alcuna intenzione di cacciare nessuno né dal santuario né “allontanare persone diverse’), ma che si era voluto far capire ad un gruppo di “pellegrini chiassosi ed intemperanti” che il loro comportamento non era accettabile. Vladimir Luxuria è entrato nel santuario dopo l’incontro con l’abate accendendo un cero alla Mamma Schiavona. Il transessuale dopo aver posato per i fotografi con alle spalle l’altare, si è raccolto per alcuni minuti in preghiera davanti alla Madonna, un gesto che non è stato gradito dai fedeli in quel momento all’interno della chiesa, perché considerato di cattivo gusto. “Ho chiesto alla Madre di tutti noi -ha affermato Luxuria- di illuminare la mente degli ottusi. La fede deve abbattere il muro delle diversità”. Al Gay Pride dì Montevetgine hanno partecipato anche i giovani del centro sociale di Avellino “O malepasso”, alcuni rappresentanti di Rifondazione Comunista della città irpina e parte del gruppo rock dei “99 Posse”. I)opo la visita all’interno del santuario, i “femminielli” hanno inscenato una festa sul sagrato.

Femminielli, l’abate non si pente
Corriere del Mazzogiorno 10 febbraio 2002

Una grazia impetrata per ogni “graro” e sostenuta ritmicamente dalla tammorra, fino a “tuzzoliare” alle porte dell’abbazia. “Aràpe ‘e porte, Mamma Schiavona!”, implora l’ex leader dei “Zezi”, ma la processione di femmenielli senza femmenielli (ci sono i ragazzi dei centri sociali “‘O Ma1epasso” di Avellino e “Depistaggi” di Benevento, Rifondazione, un paio di 99 Posse, fotografi, operatori e forze dell’ordine, in tutto cento persone) si arresta sulla soglia del tempio: la tarnmurriata in abbazia , manco stavolta è cosa, perché qualcuno sbarra il passo a Colasurdo e dopo un breve battibecco il musicista desiste a malincuore: “Ci accusano di far chiasso, ma anche queste sono preghiere. Ciò che per l’abate è pagano, per noi è sacro da 400 anni; e certi preti dovrebbero togliere la tonaca e indossare la divisa nazista”.
Scene dal “Femmeniello Pride” indetto davanti al santuario per protestare contro l’atteggiamento discriminatorio dell’abate Nazzaro che sabato 2, durante la festa della Candelora, aveva scacciato i fratelli omosex dal tempio accusandoli di mimare atti lascivi: Colasurdo scende le scale, Vladimir Luxuria le sale. Vertiginosi tacchi a spillo, maxi trasparente, occhialoni dorati stile Drag Queen, in testa piumette e veletta “Sono a lutto perché sabato è morta la carità cristiana” e scortata dalle bandiere arcobaleno del circolo omosessuale “Mario Mieli” di cui è presidente, Vladimir brandisce un cero che accenderà alla Madonna “Molto più caritatevole di alcuni suoi rappresentanti terreni” per chiedere il perdono per l’abate intollerante. Ottima intenzione, che Vladimir offusca con una passerella sin troppo indugiante ad uso dei media “Mi sembra di essere Giulletta Masina nelle Notti di Cabina”. L’appello è però alto e forte, degno delle migliori puntate del Costanzo Show: “Vogliamo una società libera, multietnica e multisessuale, dove l’orientamento personale non sia ritenuto né pregio né difetto, e non vieti il diritto alla fede”. Subito dopo, canti e balli sul piazzale, nacchere e tarantelle con Colasurdo che improvvisa e due suore barbute e poppute che solo un operatore distratto può prendere per “veri” trans: sono infatti ragazzi dei centri sociali che si sono conciati così per solidarietà, e adesso ricevono i complimenti dei compagni increduli, con le lacrime agli occhi per le risate. Dal Travestitismo al Carnevalismo il passo è breve, ma il gioco si fa di nuovo serio quando la Luxuria (intesa come Vladimir, non come vizio capitale) va a bussare alla porta dell’abate, che in un primo tempo si nega. Poi, benevolo, si intratterrà con il leader transgender in colloquio riservato. Cordiale, ma senza comunicato congiunto finale. Anzi, a Luxuria che chiedeva più tolleranza per la processione gay del 2003, l’abate ha risposto picche: “La prossima volta chiamo i Carabinieri”.
Nel pomeriggio, il “Femmeniello Pride” si è trasferito a S. Angelo a Scala, nella chiesa del parroco no global don Vitaliano Della Sala (sul cui capo pende la minaccia di sospensione a divinis proprio da parte dell’abate), dove l’orgoglio gay ha potuto liberamente esplodere in danze e jamsession di pagana sacralità.

Femminiello Pride il racconto di Vladimir Luxuria
AUT marzo 2002
Ero a Napoli, al Teatro Augusteo, per le repliche del musical “Emozioni” mi capita di leggere sulle cronache locali dei quotidiani di un grave episodio di intolleranza; l’abate del Santuario di Montevergine (in provincia di Avellino) aveva scacciato i “femminelli” dal sagrato della Chiesa accusandoli di “profanare un luogo sacro, che “le loro preghiere non erano gradite” e, interrompendo l’omelia, urlando “vergogna, vergogna”. Stupore, rabbia, tristezza. Mi sono sentito obbligato a fare qualcosa, il solito comunicato stampa in cui dichiaravo la mia costernazione. Poi mi sono informato sulla presenza dei “femminielli” al Santuario e mi si è aperto un mondo: ogni anno, il 2 febbraio, in occasione della Candelora, tutti i femminielli da Napoli (soprattutto dai Quartieri Spagnoli) si ritrovano sul sagrato di Montevergine a intonare canti di ringraziamenti alla Madonna Schiavona (di cui si conserva un mirabile ritratto all’interno della Chiesa) con i ritmi della “Tammurriata”. La Tammurriata, come scrivono Patrizia Gorgoni e Gianni Rollin nel libro “Tammuriata” è un “ballo, un canto, un suono, una delle maggiori espressioni musicali e sociali della tradizione folcloristica campana. Essa si è sempre realizzata, sin da tempi remoti, e continua a realizzarsi in tutta la sua solare estemporaneità, ad opera del popolo ‘cafone”, nelle campagne di provincia, Il fenomeno della tammurriata è legato soprattutto a momenti ritualizzati della collettività e con più precisione alla sacralità devozionale rivolta alle tante Madonne campane e a Sant’Anna
Ma perché i femminielli dovrebbero cantare lodi alla Madonna Schiavona? Secondo una leggenda che si tramanda da secoli, la festa dei “femminielli” sarebbe ancora più antica della costruzione del Santuario stesso e risalirebbe addirittura al 1256, quando due omosessuali furono cacciati dalle mura cittadine per atti considerati osceni e portati sul monte Partenio per lasciarli morire in una giornata d’inverno. Invece il miracolo si compì, e oltre al sole che squarciò le tenebre i due potettero anche accoppiarsi secondo le leggi di natura. I “femminielli” da anni si recano il 2 febbraio per ringraziare la Madonna per il miracolo compiuto, in una tammurriata di sincretismo religioso tra sacro e profano accettata da tutta la comunità che vi partecipa di vero cuore. Ma quest’anno, chissà perché, i “temminielli” sono stati scacciati. Ho partecipato al “Femminiello Pride” organizzato dal centro sociale irpino “O Malepasso’ a Montevergine con un centinaio di persone (i compagni dei centri sociali, il “Mario Mieli” rappresentato da Laetizia Zolfarini e dai due volontari attivisti Domenico e Giovanni) e una moltitudine di giornalisti, telecamere e fotografi. Mi è venuto spontaneo (anche se non sono cattolico) di entrare in Chiesa e pregare la benevola Schiavona di perdonare l’abate per il peccato commesso. Ho anche ottenuto “udienza’ con l’abate per capire cosa era successo. Dopo un iniziale rifiuto e l’intermediazione della Digos l’abate mi ha ricevuto nel sontuoso ed elegante salone vescovile. Mi ha offerto il tipico liquore d’erba che fanno artigianalmente i monaci ma il “cin cin” non è servito a ravvederlo, anzi l’abate mi ha detto che se il prossimo 2 febbraio si ripresenteranno i femminielli lui chiamerà i carabinieri. Sono sicuro che i femminielli (e in prima fila il re della Tammurriata, Marcello Colasurdo) non temeranno questa minaccia e si ripresenteranno compatti il prossimo 2 febbraio, per preservare ma tradizione italiana minacciata da questa intolleranza “globalizzante e massificante”. Anzi, auguriamoci di essere in tanti a ballare la Tammurriata. magari con i 99 Posse (presenti al Femminiello Pride) e a Don Vitaliano Della Sala.

da www.gaynews.it

AVELLINO, 9 FEB – Al ”Femminiello Pride”, svoltosi stamattina a Montevergine, non ha partecipato don Vitaliano Della Sala: il parroco no global di S. Angelo a Scala (Avellino), sul cui capo pende la minaccia di sospensione a divinis da parte dell’abate Tarcisio Nazzaro, e’ rimasto nella sua parrocchia dove e’ stato informato telefonicamente di quanto andava accadendo nel santuario. Don Vitaliano per ordine del suo vescovo, non puo’ rilasciare interviste agli organi di stampa insieme al divieto di allontanarsi, senza permesso, dal territorio della diocesi di Montevergine. L’irremovibilita’ di monsignor Tarcisio Nazzaro, secondo persone vicine al parroco di S. Angelo a Scala,avrebbe ”gelato” don Vitaliano, secondo il quale il vescovo avrebbe ”sprecato questo atto di disponibilita con la conferma di una posizione incomprensibile e ingiusta”. Durante il colloquio tra Vladimir Luxuria e l’Abate, Marcello Colasurdo, il cantore napoletano di tradizioni popolari che in mattinata era stato bloccato da agenti della Digos all’ingresso della basilica, e’ entrato nel tempio di Mamma Schiavona, dove si trovavano alcune decine di pellegrini in preghiera, e ha intonato, senza ”tammorra”, un canto di ringraziamento. Ma quello che non e’ riuscito a fare a Montevergine, Colasurdo, insieme con Luxuria, alcuni ‘femminielli’ e ragazzi dei centri sociali di Avellino e dei No Global di Napoli, tra cui Francesco Caruso, lo ha fatto nella chiesa di don Vitaliano a S.Angelo a Scala. Qui, nel pomeriggio, il gruppo variopinto ha cantato e suonato a lungo con le ‘tammorre’. L’ultimo flash del ”Femminiello Pride” e’ arrivato poi dalla Comunita’ cristiana di base di Pinerolo (Torino) il cui responsabile, don Franco Barbero, facendo appello ”alla sensibilita’ di uomo e di vescovo”, in una lettera aperta ha invitato monsignor Nazzaro a ”chiedere perdono ai gay”. ”Perche’ non indire una assemblea di chiesa – ha chiesto don Franco Barbero all’abate – in cui il vescovo possa esprimere in tutta sincerita’ le sue riflessioni, le sue eventuali riserve e ascoltare le voci di questi fratelli?”. ”Molti omosessuali – conclude don Franco Barbero – sanno bene che Dio li ama anche quando le gerarchie di fatto li emarginano, ma per molti altri queste riprovazioni rapresentano ancora uno scandalo e una ferita che li allontanano dalla comunita’ ecclesiale e forse anche dalla fede”.

Gay Pride a Montevergine

dal nostro inviato eleonora bertolotto – MONTEVERGINE – La notizia è una specie di uno sberleffo, e magari c’ era da aspettarselo. Sabato prossimo, ore dieci e trenta, il centro sociale autogestito ‘O malepasso, di Avellino, indice il Primo femmeniello pride con «tammorre, putipù, triccabballacche e scetavaiasse» sulla piazza antistante il santuario di Montevergine. E, se qualcuno fosse intimidito dal luogo, sappia che «sono graditi abiti sgargianti e trucco a tema». E’ la risposta alla esternazione dell’ abate Tarcisio Nazzaro che sabato scorso, durante la messa per la Candelora, se l’ è presa dall’ altare con i femminielli che, secondo una tradizione consolidata, cantavano e ballavano davanti al monastero proprio mentre dalla cripta muoveva una processione diretta verso la chiesa: «Le vostre non sono preghiere ma chiassate che la Madonna non gradisce e non può accogliere – è l’ opinione dell’ abate -. Siete come i mercanti che affollavano il tempio fino a quando Gesù non li scacciò». La chiassata, dunque, anziché placarsi, adesso raddoppia. E i giovani del centro sociale si riuniscono a Montevergine proprio con l’ intento di far rumore (e non solo metaforico), il più possibile piacevolmente, recuperando gli strumenti e i canti della tradizione. Rumore politico, s’ intende. Perché, «come dice il Che, l’ ingiustizia compiuta contro un essere umano è compiuta contro tutti». Ingiustizia, in questo caso, tanto più gratuita e incomprensibile, per dirla con Francesca, portavoce del centro, «in quanto la manifestazione si effettuava ogni anno da sempre, tollerata da una Chiesa che non si è mai sognata di sopprimere neppure tradizioni sanguinarie e impressionanti come quella dei battenti di Guardia Sanframondi». «Rivendichiamo il diritto di ciascuno a esprimersi liberamente – scrivono i giovani di ‘O Malepasso in un volantino che s’ intitola provocatoriamente «Siamo tutti femmenielli» – Rivendichiamo il diritto di ciascuno a manifestare liberamente la propria religiosità, ma anche a far festa, ballare e divertirsi, a dispetto di chi vuol ridurre la vita a un susseguirsi di condanne e penitenza”. Sicché sul santuario caro ai napoletani si riaccendono i riflettori giusto quando il reverendo abate sperava di spegnerli. Desiderio motivato, questo di monsignor Nazzaro, tanto più se si considera che dal Vaticano spirano venti contrari: negli ultimi mesi si sono fatte insistenti le voci di soppressione della sua diocesi. Tra le più antiche della Campania, Montevergine (9 parrocchie, 15.000 abitanti, tecnicamente definita abbazia territoriale) è infatti anche tra le diocesi più piccole d’ Italia. Doveva essere soppressa già nei primi anni Settanta, per decisione presa motu proprio da Paolo VI, insieme con le diocesi di Badia di Cava, Subiaco, Montecassino, tutte rette da benedettini. Ma, essendo l’ ordine assai potente, la volontà di papa Montini non è mai stata applicata, anche se le voci di soppressione rispuntano puntualmente. Ora, dopo anni di incertezza, sembra che si sia giunti alla stretta finale: i parroci che dipendono da Tarcisio Nazzaro dovrebbero passare attorno a Pasqua alla diocesi di Avellino, retta da monsignor Antonio Forte. Il punto è se Montevergine debba essere retrocessa a ruolo di santuario e basta, come vorrebbe una parte del Vaticano (lo stesso nunzio apostolico per l’ Italia sarebbe di questo avviso), o se debba invece mantenere lo status di diocesi, magari conservando anche una sola parrocchia (come invece pretenderebbe la Congregazione dei vescovi). Questione di prestigio, ma anche economica: oggi i padri verginiani (una quindicina) che vivono a Montevergine attingono dalle casse dell’ 8 per mille stipendi da parroco, il che consente al convento una certa floridezza, a prescindere dalla vita del santuario. Perdendosi la diocesi, ci sarebbe un salto indietro anche nello status e i monaci dovrebbero provvedere al proprio sostentamento senza aiuti da Roma. Forse anche il tarlo dell’ incertezza è all’ origine delle altre disavventure di cui si fa un gran parlare in questi ultimi tempi nella diocesi: un paio di novizi che hanno rinunciato ai voti in circostanze che si pretendono (quasi) boccaccesche, un presunto ammanco (mai denunciato) nelle casse comuni. Tanto basta forse a spiegare i nervi a fior di pelle del monaco che con il suo «Vergogna, vergogna» ha dato la stura alla esternazione del vescovo. I femminielli in chiassosa preghiera nel giorno della Candelora sono infatti l’ unico avvenimento “mondano” che viene a turbare i sonni di un santuario per molti mesi immerso nella pace imposta dal freddo e dalla neve. Sonni profondissimi, neppure troppo disturbati dal lavoro (le confessioni sono in gran parte affidate ai preti della diocesi, e non esiste una specificità dei monaci: insegnamento, restauro, lavoro della terra che sia), mentre la crisi delle vocazioni sembra rendere i criteri di selezione sorprendentemente elastici, se è vero che tra i “novizi” ci sono oggi almeno due pensionati napoletani senza famiglia, che hanno scoperto la vocazione dopo aver chiuso bottega. –

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